Questo progetto parte da una drammaturgia maturata in seguito a uno studio personale sull’opera e grazie anche a un importante confronto con la regista Elena Barbalich. Se all’inizio Così fan tutte sembrava un’opera leggera, ariosa e semplice nel linguaggio, dopo una lunga ricerca iconografica, filologica e concettuale sono affiorati dalla musica e dal testo dei significati celati. L’opera di Così fan tutte si è presentata allora come qualcosa di straordinario, capace di squarciare il tempo e di rispecchiare lo spirito di un’intera classe sociale, di un’élite che vede scoppiare i suoi ultimi fuochi d’artificio e che vede allontanarsi sempre di più quell’illusione di vivere nel giardino dell’Eden. La comprensione di quello che è stato il dramma del passaggio dal Settecento all’Ottocento, è stata fra le chiavi di lettura più importanti per la progettazione, e che ha svelato la sottile e dolce malinconia impregnata in ogni scena di questo dramma giocoso.

Fiordiligi e Dorabella sono vittime di questo passaggio: sono delle aristocratiche che hanno memorie di uno splendente passato che non tornerà più. Se dentro di loro vive uno spirito libero, pronto a cogliere il presente, a vivere nel piacere, dall’altra parte la loro anima è celata dall’architettura sociale creata nel passaggio all’altro secolo, che prevede tutto un nuovo modo di vivere: l’Ottocento è l’epoca della ragione, di una società borghese e calcolatrice che guarda la nobiltà come a un fenomeno passato. Ma è anche l’epoca del romanticismo, vale a dire dell’amore platonico e appassionato, con una fede cieca nei confronti del rapporto che viene a crearsi fra un uomo e una donna. Tutto il mondo diventa catalogo e viene racchiuso in una griglia razionale dove poter studiare ogni aspetto della vita, dagli esseri viventi che popolano il mondo alle relazioni sociali e intime che si svolgono fra le persone.

È all’interno di questo quadro che si muovono i personaggi, aggirandosi in corridoi e stanze tappezzate da stampe di cianotipie realizzate con un rigore, con una tecnica e con un fine. Accettano e subiscono il mondo della catalogazione anche nei confroti del loro amore platonico, ma scopriamo che stanno solo facendo del loro meglio per reprimere quelle che sono le loro vere pulsioni interiori, gli istinti dell’amore libero e le loro necessità più intime che sono rese evidenti in scena dalla foresta dell’inconscio. Non appena viene fatta breccia sui muri che le dame avevano frapposto tra la loro vita e i loro desideri, nel sentirsi stregate dalla brezza di un nuovo amore, da una nuova libertà e dall’inebriante sapore di una nuova riscoperta di loro stesse, ecco che le barriere ideali che la società aveva posto su di loro crollano in maniera sempre più plateale. Compaiono così gli strappi alle pareti, e si rivela il vero volto di quelle stanze.

Fiordiligi e Dorabella tendono inconsciamente a rivivere un tempo passato e a ritrovare loro stesse rinnegando tutto il resto. Inizia una forte lotta interiore, che porterà lo spazio a degenerare sempre di più: la scena, un tempo ordinata e rigorosa, viene completamente rivoluzionata in un groviglio di strappi. La foresta, che riflette il lato inconscio di Fiordiligi e Dorabella, sebbene effimera nelle sue trasparenze, avanza inesorabilmente e prende il dominio delle stanze diventando una presenza ingombrante, bellissima e terribile. Tutto si trasforma in una selva ineluttabile, vale a dire la cornice ideale in cui mettere in scena l’amore, avvolti da una natura selvaggia e incontrollata, così come lo sono i reali spiriti di questi personaggi.

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